venerdì 10 luglio 2015

De Filippo, sottosegretario ministero della Salute: “Il Terzo Settore è anche quello dell’imprenditorialità”


Nuovo Patto per la Salute – 
In vista dell’evento di oggi alla Loggia dei Mercanti di Ancona, ‘Cross Innovation negli Ecosistemi di Terzo Settore’, promosso da GGF Group, Sida e The Hive, l’intervista all’onorevole Vito De Filippo, sottosegretario al ministero della Salute, che interverrà al dibattito di Giulio Guidi, Direttore Generale Sida Group 

Quali sono gli assi portanti del Patto per la salute 2014/2016? 
“Con il Patto abbiamo affrontato i grandi temi della sanità. Dalla programmazione triennale dei costi standard e dei fabbisogni regionali, che consente di avviare e implementare politiche di innovazione del Servizio sanitario sul territorio, alla definizione degli standard relativi all'assistenza ospedaliera, che, unitamente all'assistenza sanitaria transfrontaliera, all'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e alla reale promozione dell’assistenza territoriale, costituiscono i pilastri su cui fondare tutte le iniziative necessarie per garantire la tutela della salute a tutti i cittadini, uniformemente sul territorio nazionale. Il tema degli investimenti in sanità è anch'esso centrale per garantire le condizioni di competitività, di qualità e di sicurezza delle strutture sanitarie. Tra le novità contenute nel Patto c’è anche la previsione di attivare un sistema di monitoraggio, analisi e controllo dei singoli Sistemi Sanitari Regionali, che consenta di rilevare in via preventiva eventuali e significativi scostamenti delle performance, in termini di qualità, quantità, sicurezza, efficacia, efficienza, appropriatezza ed equità. Anche il tema della gestione delle risorse umane trova nel Patto un impegno definito per procedere a una riforma con provvedimenti che saranno elaborati dal Governo insieme alle Regioni. La revisione del sistema di ticket ed esenzioni sono trattati nel Patto in un’ottica di riforma, affinché si eviti che la compartecipazione rappresenti una barriera per l’accesso ai servizi sanitari. Il nuovo Patto per la salute 2014/2016 mira ad un generale efficientamento del nostro Sistema Sanitario Nazionale, proprio nell'ottica dell’appropriatezza. Tutte le previsioni in esso contenute sono state ispirate dai bisogni di salute dei cittadini e, allo stato attuale, costituisce il solo strumento per la costruzione di una sanità più vicina alle persone, più efficace ed efficiente, sicura, di qualità e competitiva in Europa”. 
Secondo lei, è possibile far diventare la spesa per il welfare un investimento che alimenti le dinamiche di sviluppo? 
“È parere unanime che in una Europa che invecchia e subisce la concorrenza delle economie emergenti sul manifatturiero, i settori dell’assistenza e del welfare possono rappresentare una crescente opportunità di sviluppo e di lavoro. Si tratta di un investimento sulla qualità della vita che è in linea con l’andamento dei consumi ma anche con il concetto di salute che interpretiamo in senso più completo come un compiuto stato di benessere. E anche in questo, il Piano della Salute è attuale con un progressivo spostamento di energie dai luoghi di cura ai normali luoghi di vita”. 

La riforma del Terzo Settore porterà innovazioni anche nel Sistema Sanitario? 
“È la logica conseguenza di quello che abbiamo appena detto. Quando si parla di Terzo settore si parla di una grande ricchezza, che ha un valore innanzitutto umano e sociale, ma anche economico. La Camera dei Deputati, dopo le consultazioni avvenute nei mesi scorsi, ha approvato il disegno di legge delega per la riforma del Terzo Settore. Un passaggio importante, considerato che, con 5 milioni di volontari, 12 mila cooperative sociali, almeno 800 mila occupati e oltre 300 mila istituzioni attive, il mondo del non profit rappresenta il 4% del Pil. Il Terzo Settore non è solo quello delle buone azioni e della gratuità. È anche, e sempre di più, quello dell’imprenditorialità. Crea lavoro, inclusione, benessere. Manovra competenze e risorse. Ci sono statistiche, come quelle diffuse ogni anno da Union camere, che dimostrano una più forte tenuta occupazionale del terzo settore rispetto ad altri, nonché una sua capacità di impiegare donne, giovani stranieri, forze fresche. 
La riforma, nella parte in cui ridefinisce l’impresa sociale, cerca di liberarla dai lacci troppo stretti che fino ad oggi le erano stati cuciti addosso, aprendo alcuni varchi che in passato sarebbe stato difficile appunto aprire. Questo comporta naturalmente alcuni rischi e provoca delle diffidenze da parte di alcune anime del terzo settore tradizionalmente più orientate alla difesa di identità storiche molto rilevanti e nobili”.  
 Quali collaborazioni strategiche possono esserci nella co-produzione di salute tra pubblico, privato e non profit? 
“Oggi tutti i sistemi sanitari in Europa sono impegnati nel ridisegnare la rete di assistenza per far fronte all'evoluzione demografica (aumento dell’età della popolazione, aumento della cronicità, etc.) e all'evoluzione delle cure stesse (cure sempre più specializzate ed efficaci ma anche costose), valorizzando al massimo il territorio tramite il rafforzamento della prevenzione e nuovi assetti organizzativi per far fronte ai bisogni di prossimità, presa in carico e continuità della cura. Il perseguimento di questi obiettivi può avvenire solamente, nel solco della tradizione italiana, con una forte collaborazione tra Pubblico, Privato e Terzo Settore”. 

Fonte: QUI

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